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ashyawn:

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uraganodevastante:

Io amo questa ragazza.
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stlara:

moonburn | lily mcmenamy by rachel chandler for ssaw ss 14
Anonymous: Cosa pensi del suicidio?

dreamingbeetles:

fragilecomeilcristallo:

Avevo già risposto a questa domanda, ma non riesco a trovarla, quindi, la riscrivo.

Ci penso spesso al suicidio, ma più che altro penso alla morte, o meglio, a come sarebbe il mondo dopo la mia morte.
Penso cosa penserebbero le persone che mi conoscevano di vista, quelle che dicevano “lei ha una vita perfetta”, penso al mio banco, l’ultimo sulla sinistra della fila di destra della mia classe, dopo quanto tempo qualcuno andrebbe a sedersi li? Chi? E la mia compagna di banco? Lei cosa farebbe? Cambierebbe posto? Penso ai miei amici, non quelli vicini, quelli lontani, quelli che verrebbero avvisati con un misero messaggio da qualcuno dei miei parenti o dei miei amici e a come reagirebbero, verrebbero qui per il funerale? Per vedermi per la prima e ultima volta? Penso alla mia camera, con tutte le foto delle band e dei posti che amo appese al muro, sempre in disordine, alla scatola dei ricordi, messa accanto alla scatola degli aghi e delle fiale d’insulina, sul comodino dalla parte del letto dove dormo, quella vicino alla finestra, cosa ne farebbero i miei? Butterebbero via la scatola? La terrebbero per ricordarsi di quello che piaceva alla loro bambina? Si chiederebbero come hanno fatto a non accorgersi di niente? Mio padre rimpiangerebbe di non essere venuto in giro con me finché poteva? Mia madre ricadrebbe in depressione? E mio fratello? Avrebbe mille sensi di colpa per non avermi abbracciato quasi mai? Per avermi ingorato tanto? E mia cognata? Farebbe polemica anche sulla mia morte? O starebbe finalmente zitta in un rispettoso silenzio? Penso a mio nonno e mia nonna, che mi amano con tutto il cuore, che dicono sempre “voglio vederti diventare grande e laurearti. Voglio vivere abbastanza per vederti con un diploma in mano”. Come starebbero? Come si sentirebbero a sapere che me ne sono andata prima di potergli dire addio? Come una frase lasciata a metà. Penso al mio funerale, alla bara che sceglierebbero i miei tra le tante nel loro magazzino, penso a cosa ci sarebbe scritto sulla mia lapide, alla foto che ci farebbero mettere, forse quella dove ridevo prima di un concerto, penso alle mie canzoni preferite, quelle che verrebbero messe al funerale, e mi rendo conto che sarebbe un funerale veramente strano, le lacrime e i singhiozzi smorzati dalle note vivaci da quelle canzoni pop che ascolto sempre a volume troppo alto. Penso anche a chi piangerebbe, a chi direbbe “come ho fatto a non accorgermi che stava tanto male?”. Mi chiedo se i miei vecchi compagni di scuola verrebbero, se avrebbero il coraggio di guardare in faccia i miei. Mi chiedo se i miei avrebbero la forza di tenere l’azienda, se riuscirebbero a entrare ogni giorno in un magazzino pieno di bare pensando che dentro una di quelle c’è anche la loro figlia. Mi chiedo anche che fine farebbero i miei sogni, le mie aspettative, mi chiedo se qualcuno nel discorso al mio funerale direbbe che amavo londra e volevo abitarci, che volevo fare l’università in quella città, che volevo diventare fotografa. Penso a un sacco di cose, mentre ci penso piango sempre tantissimo, e mi rendo conto che io non sono pronta ad andarmene: io non sono pronta a lasciare il mio banco, la mia camera disordinata, i miei amici, i miei genitori, mio fratello ed i miei nonni, neanche mia cognata, per quanto possa sembrare impossibile. Non sono pronta ad abbandonare i miei sogni. Io voglio avere la consapevolezza di aver realizzato qualcosa, di aver lasciato il segno nella vita di qualcuno. Voglio andarmene con la consapevolezza di aver amato tanto, di essere stata amata, di aver pianto di gioia e di dolore, di aver riso mille volte fino a piangere. Voglio andarmente dopo aver vissuto veramente, dopo aver combattuto la mia battaglia. E tu sei pronto ad andartene così? Senza aver vissuto veramente? Senza aver combattuto fino all’ultimo?

La rebloggo sempre, stupenda

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